Spazio poesie

Le nostre poesie

Oppio di campo


Ti rivedrò

là dove la ciglia di luna

intinge la lingua su Marte,

là dove le costellazioni

si denudano

danzando senza pizzo

tra le lenzuola buie del cosmo,

nel rotear dove

Vergine e Bilancia

s'osservano guardinghe

e attendono d'esser ascendenti

sulle nostre vite disarcionate.

Sarà notte, e la sera

avrà già ingoiato Il Carro,

mentre la città s'offuscherà

dietro tapparelle semichiuse

e intrichi di letti a due piazze.

Saremo due militi

dal sangue immacolato,

e dal tuo rimmel colato

e dal mio ventre rugoso

zampillerà

quell'oppio di campo

che disinfetterà

l'ecchimosi brucianti

della dimenticanza.

Ti rivedrò nel silenzio

di non saper più cosa dirci,

negli occhi che si sfuggono,

nelle mani inguaiate nelle tasche,

davanti a un caffè palpitante

e una sigaretta che brucia il vento.

Saremo come gli amanti

nei cieli cobalto di Chagall,

con un violino e un abito da sposa,

e sputeremo lontano

i giorni infetti dalla melanconia.

E saremo allora, solo allora,

memoria vivida

di cerulei e nivei giacinti,

quando ci si teneva per mano

e si andava oltre l'amore,

con un bacio sacrale

sulle palpebre socchiuse,

mangiandoci la pelle di mandorla

fino ad arrivar alla carne,

che odorava di sapone fresco.


Carlo Molinari


Il crine del colle di cavallo


Fai cadere le mie parole,

le fai precipitare,

sono vuoti di memoria,

dimenticate.

Proprio tu che le hai generate,

le fai restare sospese,

aggrappate

ad un filo di speranza.

Senza fine, ripetute,

ricercare quella che ti fa battere il cuore,

eliminare ogni rumore.

Inequivocabilmente sentire la tua immagine,

che si fa odore, rumore di nebbia,

dispersa e dimenticata come fogli in un cassetto.

Impolverato,

mai aperto,

per timore di uno sguardo non voluto.

Un errore che fa quasi orrore

pensare di essere stati così vicini

da non respirare.

E ora a condividere i sogni per me finiti

come quei tavoli vuoti,

depositi di polvere e di dolore.

Distrutti dalla voglia di non vedere,

vendere per dimenticare

di passare i giorni a non finire.


Michele Marcato


Istante perfetto


Non so dove

sia andato a finire

quel preciso momento,

istante perfetto,

buco nero,

stato di suprema unione.

Non saprei dove guardare:

l'ho cercato nello scandaloso

bisogno e nella purezza

dell'amore,

l'ho cercato da sobria

e da ubriaca di te.

E poi nelle fughe

di prospettiva,

quando si muovono le albe

e tremano i tramonti.

Non so dove sia finito

quel preciso momento

in cui la vita si spiega

e tutte le domande

pare abbiano risposta

in un istante,

miniatura perfetta

dell'immenso disegno.

L'ho cercato in una

stanza chiusa,

lungo le vie del mio paese,

in un ameno paesaggio

ordinato dal mio sguardo,

nella polvere di mandorle,

in un fuoco a sorpresa.

L'ho cercato nel sentore

umido della fredda muffa

nelle narici,

in una vecchia stella e

in nuovi paradisi.

Un dubbio, un matrimonio,

una condanna:

la solitudine dell'istante perfetto.


Elisabetta Pamela Petrolati



La vera domanda


L' educazione è come la primavera.

Fiori che diventano frutti,

dopo semine andate bene o male.

Sempre in attesa,

Sempre di corsa,

Sempre a ritmi diversi.

Ma all'educazione

non interessa solo il sole, la vita

...la dura vita dei campi d'estate.

O la bellezza del folliage autunnale.

Eppure in quella attesa tutto si muove.

Niente di ferma.

Può godere soltanto

di un vero unico diritto, la verità.

L' educazione autentica

è la vera stella polare o

stella cometa.

Ma la verità è che di bellezza

non ce n'è una sola!


Chiara Brasacchio

Esseri pensanti

Esseri pensanti,
che ritrovano il loro sentire,
nel silenzio, nell'oscurità.
Esseri pensanti,
che lasciano andare
il vissuto, per immergersi
nella realtà
del proprio credo.
Lasciando fluire
la propria essenza.
Come piccole fiammelle,
pensieri donati
da menti aperte,
lasciati liberi di vagare
per l'universo.
Guizzi di luce che si
espandono per il mondo,
rischiarando il cielo,
illuminandolo.


Maria Cristina Rossitto


La speranza è


La speranza è

campo di grano,

tavola apparecchiata,

sogno reale.

La speranza vola

tra le nuvole

e porta l'ossigeno con sé.


Francesca Mari


Cineraria di ricordi


D'argento tu brilli

nei pensieri miei vibranti;

o cineraria di mare,

mi porti

la salsedine

che percepisco nell'olfatto mio;

mi riporti

il gusto

di quelle giornate di sole al mare;

mi rievochi

il ricordo

di casa mia.


Stefano Astengo


Scavare la superficialità


Ebano

su quei ponti che abbiamo attraversato, cenerino

ti divora questo sforzo di percezione,

alba

vai a squadrare quei passi di chiarezza che non feriscono nessuno.


Trasparendo i colori che ti asserivo

così sperando una vita che ora

eloquentemente ti prescrivo.


Hussain Muneer Javed


A volte basta una parola


A volte basta una parola

per mostrare che ci sei,

che esisti per me

che esisto per te

che mi hai guardato

che mi hai letto il cuore

che mi hai abbracciato

in una sola parola,

senza sapere come sono fatto

se di carne di pezza di legno

senza conoscere le mie fattezze

senza guardarmi negli occhi

senza ascoltare la mia voce

senza sentire odori e profumi,

solo leggendo i miei versi!

Per quella parola ti ringraziamo

io e l'autore.


Adolfo Nicola Abate, 2021 @tdr


Vorrei...


Vorrei passare inosservata

ma esserti necessaria.

Invisibile

starti

accanto sempre,

di giorno

e di notte.

Vorrei

che il mio

sorriso

si stampasse

sulle tue labbra,

per allontanare

da te

quell'odiosa

malinconia

che leggo

nei tuoi occhi.

Vorrei esserti

necessaria

come l' aria

che respiri,

come

il sangue

che ti scorre

nelle vene.

Ma vorrei

passare

inosservata

per tutto

il bene

che ho

da darti.

perché voglio

donartelo

in silenzio,

senza urlarlo,

chiamandoti,

semplicemente

amore.


Isabella Scotti, giugno 2021

Testo: copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Incipit in neretto di Margaret Atwood da "Variation on the world sleep".


Poesia di Antonio Miguel d'Amorim Junior (Brasile)


Mi sono riversato nella tue mani

Mi sono avvolto tra le tue dita.

Mi hai sgualcito,

impastato,

messo a riposare

e mi hai fatto

panesia.


Amorimiguel

Ndr: "Panesia" è un neologismo che sta a significare "Pane" e "Poesia".


Perdonami il dolore

Marta Dall'Anese


Ognuno invecchia a modo suo


Sempre più lente le mie mani,

più arduo usare gli strumenti;

più lento il passo che mi lascia indietro

e incerti gli occhi che sfuocano le cose.

A volte incespica il pensare,

che ancora vivo, imbarazzato

cerca parole che non l'assistono

o idee che poi svaniscono.

Esaspera la morte le paure,

così che con rassegnazione

m'adeguo ai limiti del corpo,

ridisegnando ogni semplice gesto

con saggezza che sa di naftalina.

Ma il mio proceder lento

il tempo non rallenta, ed i suoi giorni,

incuranti, trascorrono veloci.

Per dare un senso a questa età

d'ininterrotta attesa,

posso arricchire il mio vissuto,

un capitale tutto mio,

od inventarmi un Dio!

Se fallirò, dovrò farmi bastare

il conforto dell'immediatezza:

-qui, all'istante, subito-

drogandomi di ogni alito di vita.


Alberto Baroni


γλύκιστοςἀστήρ


Quel faro incandescente nel mio animo piantato

rimosse sconquassando quel ch'era sotterrato

poi lo portò alla luce, lo rese ben distinto,

le ombre sgretolando dentro il mio cuore finto,

gli orpelli d'un cervello, da involucro di velo,

e aperse in me ferite, di colpo, a bruciapelo.

Da allora ho camminato guidato da quel faro,

che a poco a poco vinse quel gioco mio di baro.

Bluffare più non posso, più fingere non voglio,

sarebbe rituffarsi per sbatter sullo scoglio

dell'Io mio sconosciuto, prima di quella luce,

che ancora viva e forte per mano mi conduce.

Voglio soltanto ch'essa s'attenui appena appena,

l'estasi ora provando di correr di gran lena

da solo dentro al buio che si va colorando,

conscio dei tanti intoppi che avrò, se, camminando,

ritroverò gl'inciampi delle contraddizioni,

ripalperò daccapo le vuote sensazioni,

che a lungo m'han portato verso quella deriva

da cui mi tolse a stento quella tua luce viva.

Seal cinema tu entri, mentre c'è un film in corso,

"Maschera!" chiami piano, per reperir soccorso:

così io ti cercherò, luce ancor tu farai,

di nuovo, dolce Stella, tutto rischiarerai!


Mariano Grossi


Tappeto d'autunno


Un tappeto d'autunno

si apre ai miei passi

Il crepitio della sua voce

attenua ogni sospiro.

Spento,

percorro il sentiero

della solitudine notturna

Forse metafora

dell'esistenza tutta


La città si riversa nelle ombre della notte

E io sorseggio l'ultima goccia di sangue amaro.

Vesto il calice di valori spenti alle rivolte

E lo maneggio quasi a cercar riparo:

Ruggine fiorisce e trema riverso

Il dedalo di clandestini ardori

Soffusi in tempi di orde di sentori.


Mauro Padiglione


Trulli


La pioggia oscura

le tegole bianche

e porta frescura

nei trulli piccoli e vuoti.

I galli e i centurioni

volteggiano, impazziti,

sulle ciminiere;

il vento è la causa

di questo ballo vorticoso

e forma insieme alla pioggia

un tutt'uno ribelle.

I trulli:

luci e ombre coniche,

la notte;

chiari segni di antichità,

il giorno.


Domenico Cavallo


Cuore divino


Siamo come due gabbiani

che svolacchiano

nel tenero e aulico sfondo imporporato,

miniato di passione ardente.

Ci posiamo sull'altezza più assoluta

per lodare l'immenso tra noi.

Siamo due faraglioni inglobati

che si immergono nella delicatezza rilucente dell'amore oceanico.

Tra noi erge un singolo cuore

divino,

incandescente,

fulgido,

solare

e vellutato:

romantico astante dei nostri sguardi,

pilota dei nostri sogni più proibiti.


Simona Pacar